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Italia

5 giugno 2012

L’Università dell’antimafia: un sogno non più fattibile

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Risale soltanto a un mese fa la conferma del procuratore nazionale antimafia Piero Grasso relativa alla trasformazione di alcuni beni sequestrati a delle famiglie dell’’Ndrangheta in sede per la prima e nuova Università dell’Antimafia. Ma proprio ieri nel corso di una conferenza stampa a Vibo Valentia  Adriana Musella, presidente del coordinamento nazionale antimafia Riferimenti, ha dato il triste annuncio.

A Limbadi, in provincia di Vibo Valentia in Calabria, avrebbe infatti dovuto sorgere l’università avente lo scopo di studiare le organizzazioni malavitose per poter formare giovani preparati per contrastare il fenomeno della criminalità organizzata.

La sede dell’ateneo avrebbe avuto un significato simbolico, oltre che di semplice utilità. Infatti i tre immobili sequestrati alla famiglia Mancuso, considerata una delle più sanguinarie, e assegnati dal 2008 all’associazione Riferimenti di Adriana Musella dal nome Gerbera Gialla, sarebbero stati destinati a questo scopo. Tuttavia proprio ieri si è scoperto che uno degli edifici sequestrati non è utilizzabile.

La vicenda dei bani sequestrati alle cosche mafiose è sempre piuttosto controversa e complicata i  Italia. Molto spesso infatti gli immobili vengono confiscati alle famiglie dei boss ma non il terreno circostante, quindi si tratta di una sorta di “sequestro a metà” come afferma Musella. In molti casi, in particolare in Calabria, i beni seppur sequestrati non ricevono l’autorizzazione per essere destinati ad altri usi e restano quindi inagibili.

L’Università dell’Antimafia avrebbe potuto fornire una speranza ai moltissimi giovani sia del Mezzogiorno che di tutto il Paese costituendo un esempio di come le proprietà confiscate alla criminalità possano tornare utili per la società civile e per lo svolgimento di attività formative.

Anche altri atenei, in particolare americani avrebbero potuto essere coinvolti, in modo sia per il contributo che esperti in comunicazione possono apportare e per diffondere la conoscenza della struttura delle organizzazioni malavitose anche all’estero, poiché il fenomeno della criminalità organizzata non si estende soltanto nei limiti del territorio nazionale.

Tuttavia in questo caso i lavori per la nascita dell’ateneo sono in fase di stallo per motivi non del tutto chiari. Nonostante gli edifici siano stati assegnati all’associazione Riferimenti, i fondi per dare avvio ai lavori verranno gestiti dal consorzio Crescere Insieme, composto da dieci comuni del Vibonese.

Adriana Musella ha ribadito più volte anche dal sito dell’associazione www.riferimenti.org , la sua intenzione di andare a fondo con la vicenda per avere la certezza che i i fondi e il progetto dell’associazione Riferimenti siano gestiti in maniera pulita e soprattutto per spingere sul progetto dell’università dell’Antimafia, fondamentale come segno della lotta alla criminalità organizzata e per rendere più conosciuto ai giovani un fenomeno ancora troppo oscuro e con molti lati nascosti.

Silvia Pasquinelli  

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