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3 febbraio 2012

I batteri, sempre più forti

L’utilizzo spropositato di antibiotici nei paesi occidentali, anche per la cura di malattie come il raffreddore, ha portato da alcuni anni a questa parte a una mutazione di molte forme di vita batteriche, anche le più comuni, divenute ormai resistenti a gli antibiotici. Come la maggior parte degli organismi viventi, sopravvivono quelli in grado di adattarsi meglio all’ambiente e alle avversità che lo compongono.

Già nel 1999 negli Stati Uniti si è registrato il primo caso di una mutazione del diffusissimo e pericoloso stafilococco aureus, il quale ha sviluppato un nuovo ceppo resistente alla meticillina e e all’oxacillina, tanto da essere denominato MRSA (Methicillin-resistant Staphylococcus aureus).

Anche altri batteri hanno sviluppato mutazioni pericolose, come lo streptococco, o l’escherichia coli, la cui mutazione genetica nel 2011 ha causato molteplici vittime soprattutto in Germania.

Ad oggi sono sempre di più i batteri che non reagiscono a nessun farmaco. Queste forme di vita vengono denominate superbatteri, per la loro capacità di produrre enzimi in grado di rendere inattivi i farmaci antimicrobici.

Principalmente gli enterobatteri, i quali formano delle colonie nell’organismo umano in diversi casi anche senza sviluppare la malattia, si rivelano immuni alle penicilline e alle cefalosporine (dati dell’Azienda Ospedaliero Universitaria Policlinico S.Orsola-Malpighi Bologna).

Dopo il caso del supergerme proveniente dall’India ma diffusosi anche nel rsto del mondo, Italia compresa, recentemente perfino nei mari dell’Antartide è stato scoperto un superbatterio, probabilmente non nativo del luogo ma proveniente dalla stazione di ricerca presente sul luogo, sollevando diverse reazioni sui blog mondiali.

Sulla base dei dati del Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute in Italia le infezioni da superbatteri sono in aumento principalmente a causa dell’eccessivo utilizzo di antibiodici da parte della popolazione. Anche ngli ospedali dal 2005 cresce il numero di infezioni da supergermi, soprattutto infezioni urinarie, polmoniti e infezioni da ferite dovute a interventi chirurgici.

L’Associazione dei Microbiologi Clinici Italiani ha per questo motivo lanciato già dal dicembre scorso diversi appelli affinché in Italia venga ripresa la ricerca. Con la scoperta sempre più frequente di questi nuovi ceppi microbici e infezioni anche nel nostro Paese, i ricercatori richiedono la messa in atto di misure urganti per prevenire la diffusione dei contagi.

Silvia Pasquinelli

Silvia Pasquinelli  

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