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Italia

5 maggio 2012

Chiedere la tesi: un’odissea!

http://www.controcampus.it/wp-content/uploads/2012/05/chiedere_la_tesi_un_odissea-300x225.jpgGeneralmente dopo i primi due o tre anni di università triennale e dopo uno o due anni alla specialistica, la maggior parte degli studenti inizia a fare un pensierino sul professore a cui chiedere la tesi. Ma uno degli inconvenienti maggiori è la pochissima disponibilità di molti di loro a prendersi in carico un laureando, come sarebbe invece loro dovere.

Già, perché nella stragrande maggioranza delle università i laureandi rischiano di perdere molto tempo alla ricerca di un professore che possa seguirli. Eppure i regolamenti parlano chiaro: tutti gli studenti hanno il diritto di poter chiedere la tesi a un professore, se non lo si trova l’università gliene fornirà uno. Come fosse un avvocato d’ufficio.

Inoltre, uno studente dovrebbe avere il diritto di svolgere una tesi su un argomento di suo particolare interesse o che intende approfondire, senza dover essere costretto a ripiegare su temi ai quali non è affatto interessato.

Ma gli ostacoli che un laureando si trova davanti sono molteplici. Innanzitutto ci sono corsi di laurea che impongono limitazioni rispetto alla libertà di scelta della disciplina su cui laurearsi. Ad esempio un laureando in Lingue in molte università può redigere la sua tesi solamente in queste discipline, il che non sarebbe un problema, se non fosse per la scarsa disponibilità dei professori disposti a fare da relatori. Se si considera che i corsi di laurea triennale in particolare prevedono lo studio di discipline affini o integrative a quelle principali del corso, la limitazione della libertà di scelta della materia in cui cimentarsi può risultare incomprensibile.

E questo è l’ostacolo principale. Molti docenti infatti, non accettano tesi anche per periodi di un anno. Si potrebbe pensare che siano oberati da lavori extra oltre a quelli di didattica, oppure che abbiano già molti laureandi da seguire e quindi non possono farsi carico di altri studenti. Tuttavia per tanti laureandi che chiedono una tesi, ce ne sono altrettanti che nel frattempo si laureano. La quantità di laureandi che un docente deve seguire non risulta quindi abnorme.

Vi sono professori al contrario che sono disposti a fare da relatori a decine di studenti all’anno, senza alcun problema. Se poi la maggioranza dei laureandi è costretta a rivolgersi a quei pochi insegnanti disponibili, anch’essi si vedranno costretti a negare le richieste di tesi ad alcuni. Si crea perciò un circolo vizioso.

Inoltre trovare il materiale per la tesi e la stesura richiedono tempi diversi da uno studente a un altro, non risultando un peso eccessivo per un docente. Tuttavia statisticamente, ogni relatore segue in media massimo una decina di studenti, spesso anche meno e considerando che la maggiorparte di loro procede alla stesura della tesi completamente da solo, non costituiscono un carico di lavoro estremante pesante in molti casi.

Quest’ultimo è un ulteriore problema da affrontare per un laureando. Soprattutto se ci si laurea alla triennale, essendo la prima volta quindi che uno studente redige un tesi, ci dovrebbe essere maggiore attenzione da parte dei docenti relatori.

Tuttavia non è raro ascoltare studenti che lamentano una carenza totale di attenzione da parte dei propri relatori, i quali non leggono la tesi fino a che non si giunge a poco prima della stampa e può capitare addirittura che in quel caso la tesi non piaccia al relatore, facendo slittare la data dell’esame di laurea a una sessione successiva, con conseguenti tasse in più da pagare all’università (i regolamnti in questo senso cambiano da un ateneo all’altro).

Silvia Pasquinelli  

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