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Italia


17 giugno 2012

Il sapere universitario:un mito del passato

 Come ha più volte ripetuto il ministro Profumo, l’apertura dell’università agli stranieri, ovvero l’internazionalizzazione, è necessaria a favorire un’evoluzione in meglio dell’intero sistema universitario italiano.

Ma nonostante Profumo consideri positivamente i cambiamenti avvenuti in questo senso negli atenei itali, sottolineando come attualmente la percentuale di stranieri immatricolati raggiunga quasi il 5% del totale, il doppio rispetto al 2005, secondo alcuni molti cambiamenti che hanno investito l’università sono in peggio.

A questo proposito Claudio Bonvecchio, laureato in Filosofia Teoretica e che dal 1987 insegna Filosofia Politica all’Università di Palermo, ha dedicato un libro dal titolo Il mito dell’università, editore Mimesis, dove analizza dati sia riguardanti la università nostrane sia all’estero e da cui emergono considerazioni interessanti.

Innanziatutto il concetto di “sapere” universitario è profondamente mutato dalle origini dell’università ad oggi. In passato gli atenei erano considerati fonti di sapere cosmopolita e polivalente, luoghi che rachhiudevano conoscenza in ogni ambito, dal sapere scientifico a quello filosofico, alla storia fino anche all’organizzazione della società. Si ponevano quindi in profondo contrasto con chi deteneva il potere, ovvero l’aristocrazia e le classi sociali più elevate.

Questa concezione dell’università si è conservata per molto a lungo, nonostante anche in passato l’accesso a questa conoscenza non era accessibile alla totalità della popolazione.

Oggi invece secondo Bovecchio l’università sta passando una lunga fase di “burocratizzazione del spaere”, per cui anziché essere fonte di diffusione della cultura ma anche luogo di creazione di nuova cultura e di innovazione e cambiamenti per la società, sta divendendo soltanto un luogo in cui la cultura funziona come stereotipo e ha perso quello spirito di cambiamento del passato.

In base al confronto con diversi autori del passato, come M.Me De Staèl, W. Von Humboldt, G. W. F. Hegel, F. Nietzsche, A. Labriola, T. Mann e altri, alcuni considerano l’università come un mito mentre per altri si tratta solo di un mito del passato ed oggi è in profonda crisi.

Bonvecchio si sofferma sulle riforme necessarie ma mai messe in atto, sulla progressiva perdita del valore attribuito alla laurea, dal momento che l’università fornisce anche un’elevazione culturale oltre a fini pratici, e alla mancanza di meritocrazia. Infatti se persino in un luogo dove la cultura si crea non viene premiato il merito, come ci si può aspettare che lo sia all’esterno?

In Italia la poca importanza che lo Stato attribuisce all’istruzione universitaria emerge in misura maggiore dalla scarsità di fondi destinati alla ricerca e alle borse di studio che, se rapportati alla quantità di risorse messi a disposizione da altri paesi a partire dagli Stati Uniti, risulta ancora più evidente.

Questo sistema di organizzazione dell’università e la concezione stessa che si ha nel nostro Paese del sapere universitario non ha più nulla a che vedere con il sapere universale che lo caratterizzava all’origine. Oggi non si studia né si insegna più per puro spirito di conoscenza o perché si ritiene che la cultura possa essere un bene personale, tutto è stato ridotto a livello utilitaristico.

Nonostante l’Italia cerchi di imitare i sistemi stranieri, da noi mancano i riferimenti culturali secondo il professor Bonvecchio, e quello spirito innovatore che sia in passato sia oggi in molti altri paesi porta l’università ad essere parte attiva e importante nel costruire la società del futuro. Una concezione che invece in Italia manca e che sarebbe necessario tornare ad acquisire.

 

 

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Casella di testo: Silvia Pasquinelli  Casella di testo: © Riproduzione Riservata


http://www.controcampus.it/2012/06/il-sapere-universitarioun-mito-del-passato/