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Italia

28 marzo 2012

Internazionalizzazione:la parola d’ordine delle università

http://www.controcampus.it/wp-content/uploads/2012/03/internazionalizzazione_la_parola_ordine_delle_universit%C3%A0-300x204.jpgGuardare all’estero per internazionalizzarsi e attrarre studenti stranieri. È questo il suggerimento che il ministro Profumo ha più volte rivolto alle università e agli studenti. Ieri lo ha ribadito ancora una volta anche ai liceali dello scientifico Evangelista Torricelli di Roma.

Uno dei fattori che può contribuire ad accrescere la qualità delle università italiane è esattamente l’apertura verso gli studenti provenienti dal resto del mondo. Infatti in una società globalizzata che necessita in misura crescente di scambi commerciali fra le varie nazioni, risulta di importanza sempre maggiore la possibilità di favorire le relazioni fra paesi, a cominciare dai giovani.

L’esperienza di studio o tirocinio degli italiani in paesi stranieri porta vantaggi sia al sistema universitario che a quello economico, grazie al bagaglio di conoscenze apprese in ambito internazionale dalla maggior parte dei giovani, sia in ambiti di studio, ricerca e lavoro. Il contatto con una realtà differente da quella del proprio paese fornisce spunti e idee innovative sia per quanto riguarda l’organizzazione e la qualità dell’offerta didattica, sia per una migliore comprensione di culture e lingue straniere.

In questo senso, è importante per le università favorire uno scambio reciproco di studenti fra i vari paesi non soltanto creando le condizioni necessarie affinché un numero consistente di studenti italiani riesca ad avere un’esperienza all’estero, ma anche permettere l’entrata nel nostro Paese di un buon numero di studenti stranieri. Su questo punto si è concentrato il ministro Profumo appena pochi giorni fa.

A questo proposito, sembra che il Ministro intenda fornire al mondo accademico italiano un aspetto di maggiore internazionalità, a cominciare dalla creazione della versione in inglese del sito del MIUR che sarà operativo a partire dal prossimo anno accademico 2012-2013 ma già in parte consultabile su www.study-in-italy.it. Lo scopo è quello di favorire l’accesso dei ragazzi provenienti dal resto d’Europa e del mondo agli atenei italiani, attraverso un portale in lingua straniera del Ministero dell’Istruzione dove sarà possibile analizzare l’offerta didattica delle università nostrane.

Inoltre anche molti atenei si stanno adeguando a questa apertura verso l’estero, fornendo versioni o sezioni apposite dei propri siti web in una o più lingue straniere. È il caso ad esempio del Politecnico di Torino, quello maggiormente al passo con i tempi in fatto di apertura all’internazionalità. Ma anche altri poli universitari, come il Politecnico di Milano o l’università di Padova, prevedono di creare al più presto corsi da tenersi solamente in lingua inglese da un lato per attrarre studenti stranieri e dall’altro per formare studenti italiani maggiormente aperti verso nuovi contesti, in modo da permettere il loro inserimento in ambiti lavorativi anche al di fuori dei confini nazionali.

Attrarre gli studenti stranieri, in particolare quelli provenienti da grandi paesi come gli Stati Uniti favorisce un aumento dell’autorevolezza degli atenei, in quanto ne accresce la considerazione positiva che si ha all’estero dell’università italiana. Ma si tratta anche di un elemento positivo per l’Italia in generale, dal momento che la formazione universitaria e lavorativa in un paese straniero porta vantaggi al mondo del lavoro e alle imprese, che si trovano oggi a dover operare in un contesto internazionale.

Silvia Pasquinelli  

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