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2 febbraio 2012

La Pevenzione del Papilloma Virus

I Papilloma Virus Umani (HPV) costituiscono la forma più diffusa fra le malattie sessualmente trasmissibili. Appartenenti alla famiglia delle Papovaviridiae, possono colpire diverse zone del corpo, quali i genitali, la gola, la bocca, le mani. Ne esistono più di 120 tipi di cui i ceppi Hpv 16 e Hpv 18 risultano essere quelli a maggior rischio per quanto riguarda l’insorgenza del tumore al collo dell’utero, ma anche della cervice, della vulva e altri.

Il virus provoca alterazioni nelle cellule infette della pelle in alcuni casi visibili a occhio nudo, vale a dire le verruche genitali. Generlamente l’organismo riesce ad attivare le proprie difese immunitarie e a guarire dal virus in circa due anni. Tuttavia in molti casi il virus non viene attaccato dall’organismo e il tumore impiega anni per svilupparsi.

L’unica forma di prevenzione, a parte il pap-test, è ad oggi costituita dal vaccino anti Hpv, introdotto in Italia dal 2008 e consigliato a tutte le bambine a partire dagli 11 anni e gratuito per questa fascia di età. L’obiettivo di una vaccinazione in età così precoce sarebbe giustificata dalla volontà di mettere al riparo le future donne prima dell’inizio dell’attività sessuale.

Dopo iniziali critiche, provenienti soprattutto da alcune associazioni di consumatori negli Stati Uniti che sostengono la presenza di interessi delle cause farmaceutiche produttrici del vaccino, il Gardasil prodotto dalla Merck Phalmaceutical (in Europa dalla Sanofi-Pasteur) e il Cervarix, prodotto dalla GlaxoSmithKline, molte giovani donne e diverse madri hanno sottoposto le figlie alla vaccinazione.

A questo proposito l’Italia risulta essere nel 2012 la terza in Europa, dopo Regno Unito e Portogallo, e la scadenza della campagna di vaccinazioni è stata prorogata al 2015 (indagine O.N.D.a). Tuttavia la campagna non ha dato i risultati sperati per quanto riguarda l’adesione alla vaccinazione per la prevenzione del tumore causato da papilloma virus.

Le cause sono da ricercare nella scarsa informazione, anche se molte madri affermano di essere state consigliate dai propri medici per sottoporre il vaccino alle figlie dell’età di 11-12 anni. In alcune regioni come il Piemonte le stesse Aziende sanitarie di riferimento si sono incaricate di comunicare per lettera alle ragazze comprese fra gli 11 e i 15 anni di effettuare la vaccinazione.

Il vaccino resta ancora soltanto una forma di prevenzione degli effetti del virus e gli effetti positivi a lungo termine del vaccino inoltre, saranno visibili solamente fra qualche anno. Non costituisce inoltre una cura per chi è già stato infettato, anche per chi ha contratto i ceppi di papilloma virus a minor rischio tumorale. Nella maggior parte dei casi molti pazienti non sanno di essere affetti o di essere venuti in contatto nella vita con l’Hpv (poiché spesso non da sintomi e l’organismo riesce a guarire da solo).

Il tal caso solamente il pap-test consente la diagnosi delle lesioni cutanee causate dall’Hpv per procedere a una terpia adeguata di cura e prevenzione del carcinoma al collo dell’utero. Secondo i dati dell’AIRC, circa 7000 donne all’anno sono colpite dal carcinoma uterino ed è al sesto posto fra i tumori più diagnosticati alle donne.

Silvia Pasquinelli

Silvia Pasquinelli  

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