ESCAPE='HTML'

Testo

Italia

17 marzo 2012

Laureati di serie A e di serie B

http://www.controcampus.it/wp-content/uploads/2012/03/laureati_di_serie_a_e_di_serie_b-300x194.jpgDopo i risultati dell’ultima classifica dell’OCSE sulle migliori università del mondo, non è una novità il fatto che non vi sia presente nessuna italiana.

Lo stesso vale per la classifica delle migliori 100 università del mondo effettuata dalla rivista Times Higher Education, dove ai primi posti si classificano le solite note, le americane e britanniche Harvard, Cambrige, Stanford, Yale, Oxford.

Oltre ad apparire in parte discriminatorie, dal momento che queste università hanno costi elevatissimi e dunque non è difficile immaginare che abbiano a disposizione tutte le risorse economiche per poter offrire una didattica eccellente, queste classifiche non servono a spiegare come mai un gran numero di laureati nel nostro Paese ottenga borse di studio per svolgere dottorati di ricerca proprio in queste migliori università del mondo.

Tuttavia, indipendentemente dalle classifiche internazionali, anche in Italia già da molti anni si tende a classificare le università e i loro laureati in atenei e laureati di serie A e di serie B o peggio. Uno dei motivi che pochi mesi fa aveva indotto il Governo a considerare l’idea di abolire il valore legale del voto di laurea nei concorsi pubblici è stata proprio l’idea generale che in alcune università, generalmente pubbliche, i voti elevati si diano con maggiore facilità che in quelle private.

Oltre a non esistere alcuna prova scientifica in grado di dimostrare che questo fatto sia la consuetudine, si viene a creare una divisione di classe fra i laureati degli atenei italiani. Un laureato in giurisprudenza alla Bocconi, università che difficilmente un figlio di operai possa permettersi date le rette elevate, viene giudicato più competente di uno che ha ottenuto la stessa laurea ma ad una università pubblica, oppure a parità di voti, lo studente della privata avrebbe faticato maggiormente.

Gli ateni pubblici non solo devono far quadrare i bilanci con molta più difficoltà di quelli privati, ma devono allo stesso tempo offrire una buona didattica. Molti professori che insegnano nelle università pubbliche presentano sui loro curriculum lauree e master ottenuti sia nelle migliori università italiane che in quelle straniere, oltre ad esperienze di insegnamento anche all’estero.

La qualità dell’insegnamento offerta dagli atenei statali, quindi, non dovrebbe essere considerata scarsa a priori, soprattutto se si tiene conto del fatto che la maggioranza delle famiglie italiane non possono permettersi di sborsare dalle 2000 euro minimo di tasse universitarie all’anno.

Nel sistema universitario americano la maggior parte degli atenei sono privati e le famiglie, anche quelle che hanno una minore disponibilità economica, ricorrono al sistema dei presti d’onore per poter frequentare anche le università più costose. Inoltre il loro sistema scolastico mette a disposizione già dal liceo, borse di studio in grado di coprire interamente o in parte le rette universitare per gli studenti più meritevoli.

Nel nostro Paese la situazione è ben diversa, dal momento che sono presenti un gran numero di atenei statali sul territorio e il sistema americano non potrebbe funzionare, soprattutto per quanto riguarda il sistema dei prestiti. Dato il gran numero di laureati nelle università pubbliche sarebbe necessaria una minore discriminazione, in particolare per l’impegno che molti di essi mettono nello studio al pari degli studenti delle università private.

Silvia Pasquinelli  

© Riproduzione Riservata

http://www.controcampus.it/2012/03/laureati-di-serie-a-e-di-serie-b/