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Italia

3 maggio 2012

Niente più ricercatori tuttofare ne fondi agli atenei telematici

http://www.controcampus.it/wp-content/uploads/2012/05/niente_pi%C3%B9_ricercatori_tuttofare_ne_fondi_agli_atenei_telematici-300x206.jpgPer le università telematiche si preannunciano tempi duri. Secondo l’articolo 56, lettera E dell’appena approvato decreto sulle semplificazioni del 2012 emanato dal Governo Monti, si stabilisce che queste sono escluse dalla “ripartizione di una quota dei contributi di cui alla legge sulle università non statali legalmente riconosciute”. In altre parole non riceveranno più finanziamenti statali.

Grazie a una norma introdotta dall’ex-ministro Gelmini detta emendamento-Cepu infatti, le università telematiche potevano ricevere i finanziamenti statali di merito come ogni altro ateneo non virtuale. L’emendamento era stato fortemente criticato dall’intero mondo universitario tradizionale all’epoca del Governo Berlusconi in quanto le università online che, oltre a rilasciare titoli di studio di grado elevato come i dottorati, potevano ricevere fondi anche sostanziosi da parte dello Stato.

Ma non si tratta del solo grande mutamento all’interno dell’ambito universitario. Grazie al nuovo decreto i ricercatori potranno tornare al loro vero lavoro, ovvero la ricerca, ponendo fine al sistema ridefinito da molti “malcostume italiano” per cui ai ricercatori a tempo indeterminato (anche se in molti atenei avviene anche per i ricercatori precari) veniva affidata la didattica e l’insegnamento, in sostituzione ai professori-baroni.

Si tratta di uno dei punti fondamentali del decreto, poiché lo svolgimento di ruoli di tutorato e di didattica non soltanto sottrae il tempo che in realtà dovrebbe essere dedicato alla ricerca, ma esiste solamente per alleggerire il carico di lavoro ai professori i quali ricevono lo stesso compenso pur non svolgendo l’attività didattica come di dovere.

A molti ricercatori viene spesso affidato persino il compito di occuparsi degli studenti durante gli esami, compito che da un lato può costituire un risparmio di tempo sia per i professori che per gli studenti stessi, ma dall’altro peggiora il sistema della ricerca. Grazie a questa forma di sfruttamento dei ricercatori, i docenti hanno molto più tempo per dedicarsi ad altri incarichi, come l’insegnamento in più atenei, partecipazione a convegni o ad altri eventi, redazione di libri.

In alcune università persino la stesura della tesi di laurea degli studenti viene seguita non dal docente titolare bensì dal suo assistente, fino a giungere al giorno della seduta di laurea senza che il docente relatore sappia nulla o conosca ben poco del lavoro svolto dai propri laureandi.

Con il decreto sulle semplificazione si auspica una cancellazione o almeno una riduzione drastica di questo fenomeno che porta vantaggi esclusivamente ai docenti e gravi danni ai ricercatori, già svantaggiati sul piano della precarietà del posto di lavoro.

 

Silvia Pasquinelli  

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