ESCAPE='HTML'

Testo

Italia

17 maggio 2012

Non è un paese per città universitarie

http://www.controcampus.it/wp-content/uploads/2012/05/non_e_un_paese_per_citt%C3%A0_universitarie-300x187.jpg

Che l’Italia non sia un paese per giovani, lo si sente dire sempre più spesso. Ma soprattutto, non è un paese per universitari.

Nonostante nella maggior parte degli stati del mondo, sia quelli più avanzati che quelli emergenti, gli studenti universitari sono generalmente considerati una risorsa per il Paese, non soltanto perché una formazione di livello maggiore può contribuire a formare le future classi dirigenti e gli imprenditori del domani e costituiscono un fattore di crescita culturale, ma sono anche una risorsa economica per il presente.

Con i loro interessi e i loro gusti infatti favoriscono lo sviluppo di un marcato dedicato proprio a loro.

Nel nostro Paese al contrario, tendono sempre più a essere considerati come un peso o come fonte di problemi, specialmente per quanto riguarda la convivenza con il resto della popolazione non universitaria. Proprio ieri, 16 maggio, alcuni studenti nella città di Pavia, sono stati multati per degli schiamazzi notturni in seguito a un concerto degli UMF a cui i ragazzi hanno assistito.

Le polemiche non hanno atteso a farsi sentire. L’assessore comunale di Pavia Giacomo Galazzo, come afferma anche dal suo blog http://www.giacomogalazzo.it, non soltanto ritiene eccessivo il provvedimento preso nei confronti dei giovani, ma contesta soprattutto le affermazioni dell’assessore Galandra, il quale sostiene la linea del “pugno di ferro” nei confronti dei giovani disturbatori.

Ma non solamente a livello politico si sono sviluppate le polemiche. Infatti il sindacato studentesco UDU-Unione degli Studenti denuncia una gravissima carenza di una cultura delle città universitarie, diversamente da come avviene ad esempio in Germania o in Regno Unito. L’UDU si sofferma soprattutto su come, al di fuori dell’attività di studio, gli studenti universitari vengono considerati some un “peso di cui si può fare a meno”.

Questo fenomero riguarda principalmente le piccole città universitarie, come in questo caso Pavia, dove la concentrazione di molti studenti rispulta più evidente. Ma lamentele simili da parte delle amministrazioni comunali e dei cittadini si riscontrano anche in grandi città come a Roma, con la sola differenza che qui si tratta soltanto di quartieri oggetto della movida notturna degli studenti.

Come afferma Bernardo Caldarola, coordinatore UDU a Pavia, le amministrazioni locali non forniscono ai giovani universitari gli spazi necessari a favorire il loro intrattenimento, lasciandoli come abbandonati a sé stessi. Il fatto che molti poi siano fuori sede, accresce la non curanza dei sindaci verso i loro confronti, dal momento che non votano nei comuni a cui non appartengono.

Ma si tratta anche di un fattore culturale la considerazione positiva e negativa che la maggior parte della gente ha nei confronti degli universitari. Infatti mentre non si dignano i profitti che derivano dagli affitti e dalle altre spese strettamente legate all’attività universitaria, le lamentele da parte di inquilini che vivono in quartieri o in città universitarie non tardano mai a farsi sentire.

L’aggregazione degli studenti non viene favorita in Italia come spesso avviene all’estero, e questo oltre a essere un danno per i ragazzi, è un danno anche per lo Stato, considerando che da un punto di vista economico gli studenti possono portare risorse anche alle attività di svago non prettamente legate allo studio.

Silvia Pasquinelli  

© Riproduzione Riservata

http://www.controcampus.it/2012/05/non-e-un-paese-per-citta-universitarie/