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Italia

7 giugno 2012

Pseudo-assistenti dei professori: spesso non hanno alcun titolo

http://www.controcampus.it/wp-content/uploads/2012/06/pseudo_assisteni_dei_professori_spesso_non_hanno_alcun_titolo-300x231.jpgA tutti gli studenti universitari sarà capitato di imbattersi negli assistenti dei docenti, talvolta a lezione ma soprattutto durante gli esami. E nonostante la loro giovane età possa talvolta trarre in inganno, risultano essere generalmente molto più rigorosi e preparati dei professori stessi.

L’università italiana si fonda sugli assistenti, sono fondamentali per l’intero sistema. Si tratta soprattutto di ricercatori, borsisti, o dottorandi precari, i quali non potrebbero nemmeno effettuare attività d’insegnamento ma dovrebbero potersi dedicare interamente alla ricerca e alle pubblicazioni.

Si tratta in ogni caso di persone qualificate, che intendono intraprendere la carriera accademica.

Molti studenti non ritengono giusto essere costretti a sostenere gli esami con gli assistenti, principalmente per via dell’iniquità nei voti. Infatti il metro di giudizio fra un docente e un assistente può essere molto differente e spesso alcuni studenti più fortunati ma magari meno preparati ricevono voti maggiori di altri a seconda della persona da cui vengono esaminati.

Il fenomeno maggiormente fastidioso è però la dubbia provenienza di molti di questi assistenti. Mentre un ricercatore o un dottorando possono ritenersi abbastanza esperti nella disciplina di cui si occupano, sicuramente molto più degli studenti, il problema è dato da quei personaggi esterni al mondo accademico, o addirittura ex-studenti che svolgono l’attività di valutazione, compresi gli esami scritti.

Può capitare infatti che uno studente che abbia ottenuto un 30 e lode in una materia e che sia in rapporti piuttosto buoni con un professore, possa essere chiamato da questi per aiutarlo nella correzione degli esami (rigorosamente a titolo di favore, non retribuito).

Si tratta di una profonda ingiustizia nei confronti degli studenti che si vedono giudicati da persone che, nonostante la loro ottima conoscenza della disciplina, non hanno alcun titolo al di fuori della propria laurea per poter svolgere quel ruolo. Si danneggiano inoltre anche tutti gli assistenti “veri”, che intendono proseguire la loro carriera accademica con i sacrifici e le incertezze della precarietà.

Il fatto di maggiore gravità è che le stime del Ministero dell’Istruzione in relazione a questo fenomeno non ve ne sono, poiché generalmente si tratta di accordi fatti non alla luce del sole o comunque non regolari per legge.

Molti studenti affermano di essere stati seguiti nella stesura della tesi né dal docente né da un assistente qualificato, bensi da ex-studenti. In alcuni casi addirittura può capitare di venire seguiti da un ex-compagno di corso.

Un conto sono le collaborazioni che gli studenti fanno con gli atenei, grazie alle borse di collaborazione che permettono di lavorare nelle biblioteche, nelle segreterie e nell’apparato amministrativo complessivo. Ma l’insegnamento dovrebbe richiedere competenza almeno comprovata anziché dubbie collaborazioni fra docenti ed ex-studenti. Altrimenti non ci si può stupire del perché l’università italiana si posiziona agli ultimi posti nelle classifiche internazionali e ogni anno sembra peggiorare.

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Silvia Pasquinelli  

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