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Università

26 aprile 2012

Profumo:”Solo in Italia i fuoricorso”

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In base a quanto recentemente affermato dal ministro dell’Istruzione Francesco Profumo, il fenomeno degli studenti universitari
fuoricorso esiste soltanto in Italia e questo sarebbe dovuto a una “mancanza di capacità a mantenere i tempi, come invece ci chiede
l’Europa”.

Non è la prima volta che un ministro della Repubblica ribadisce la scarsa forza di volontà del popolo italiano come una
caratteristica della cultura nostrana. Già il ministro Fornero infatti pochi mesi fà affermava che se gli italiani avessero un reddito
base “si adagerebbero a mangiare pasta e pomodoro”. In particolare i giovani, dopo essere stati definiti “bamboccioni”, l’Italia
peggiore, “sfigati”, ora risultano anche pigri.

Ma osserviamo meglio questo fenomeno. I fuoricorso sono quegli studenti che non riescono a terminare il proprio corso di studi
universitari entro i limiti prestabiliti. Le ragioni possono essere molteplici, dai motivi familiari o di salute, a ragioni lavorative che
possono distogliere l’attenzione di uno studente dall’attività di studio, fino alla difficoltà nel superare alcuni esami.

Innanzitutto è necessario fra uno studente e l’altro. Alcuni vanno fuori corso soltanto per via di uno o due esami, altre volte è la
preparazione e stesura della tesi a causare un allungamento nei tempi di conclusione. Esistono poi quegli studenti che vanno fuori
corso di diversi anni, e sono soprattutto loro secondo il ministro a costituire una spesa sociale, sia per le proprie famiglie che per lo
Stato.

Non si tratta sempre di uno scarso impegno da parte dei giovani. Spesso infatti le cause sono da ricercare nella cattiva
organizzazione delle università. Capitano frequentemente lezioni e date di esami che si accavallano, persino all’interno di uno stesso
corso di laurea. Alcune discipline richiedono inoltre il superamento di diverse prove di uno stesso esame in più giorni, come ad
esempio accade solitamente per gli esami di lingua straniera. Alcuni studenti restano impigliati in uno stesso esame per più sessioni
senza riuscire a superarlo.

Nonostante le affermazioni di Profumo possano scatenare indignazione, è necessario riflettere sul perché di questo fenomeno.
Secondo le stime più recenti circa il 56% degli studenti (162mila) nel 2010 si è laureato fuori corso. Nel nostro Paese sembra che
sia più facile laurearsi oltre i tempi che in corso. E sembra essere un fenomeno tutto italiano. Anche in questo caso le ragioni sono
molteplici.

Prima di tutto è evidente una diversa concezione dell’importanza che all’estero viene data ai titoli di studio universitari. Mentre nel
resto del mondo i giovani sono dell’opinione prevalente che la laurea sia almeno in parte utile per quanto riguarda gli sbocchi
lavorativi offerti e costituisca un requisito che favorisca l’inserimento in un posto di lavoro, in Italia diviene sempre più forte la
convinzione che la laurea serva poco o nulla a trovare lavoro. Molti affermano addirittura che se in passato si studiava per trovare
lavoro, oggi si studia “nell’attesa” di trovarlo.

In paesi come la Germania o gli Stati Uniti ci si iscrive all’università già a 17 anni, mentre da noi le superiori si terminano a 18-19
anni. All’estero la cooperazione fra atenei, imprese e mondo del lavoro è molto più frequente e profonda rispetto al nostro Paese. In
Francia vengono riservati posti di lavoro specificamente per laureati della biennale (non esistente in Italia), triennale e specialistica.
Mentre le posizioni lavorative in Italia sono generalmente indipendenti dal grado di formazione.

In ultima istanza, negli stati come il Regno Unito la selezione degli studenti è molto più dura. Se uno studente non supera per tre
volte un esame, viene espulso dall’università

Sia l’organizzazione del sistema universitario, sia la concezione che i cittadini italiani hanno dell’università come istituzione è molto
diversa da quella che hanno all’estero, in particolare per quanto concerne l’importanza che si ritiene abbia lo studio per il mondo del
lavoro. La presenza di un numero così alto di fuoricorso non può essere imputata soltanto alla presunta oziosità degli studenti
italiani.

Silvia Pasquinelli  

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