ESCAPE='HTML'

Testo

Sardegna

19 ottobre 2012

Cagliari: poco tempo per il pranzo e niente quarto d’ora accademico

http://www.controcampus.it/wp-content/uploads/2012/10/poco_tempo_per_il_pranzo_e_niente_quarto_ora_accademico-300x150.jpgGli orari delle lezioni all’università non sempre sono agevoli per gli studenti, anzi, spesso i corsi di maggiore importanza che necessitano la frequenza obbligatoria capitano proprio nell’ora di pranzo, fra le 12:00 e le 15:00.

La spiegazione fornita dai docenti si basa sul fatto che per i pendolari o per tutti i ragazzi che impiegano anche più di un’ora per arrivare alla propria facoltà, iniziare le lezioni a metà mattinata e finire prima del tardo pomeriggio è molto più agevole che non iniziare alle 8 o alle 9 e terminare alle 19 o alle 20, come avviene in alcuni atenei.

In questo modo il numero di studenti frequentante risulta maggiore. Infatti le lezioni che si svolgono negli orari centrali sono generalmente le più affollate. L’assegnazione delle aule e dei relativi orari ai vari docenti prima dell’inizio di ogni nuovo anno accademico, inoltre, si basa spessissimo su questo presupposto. Si tratta di un vantaggio sia per gli studenti che per i professori stessi.

Ancora più rilevante per quanto riguarda i corsi come lingue, in cui la frequenza è fondamentale, in particolare le lezioni con i lettori, gli esperti linguistici madrelingua.

Tuttavia non mancano le lamentele da parte di studenti che, per gli stessi motivi logistici indicati precedentemente, devono restare nei pressi dell’università per l’intera giornata. Qui entra in gioco una delle preoccupazioni principali degli universitari che riguarda il pranzo.

Nell’Università di Cagliari, alla facoltà di Lingue e Letterature Straniere, alcuni giovani si ritrovano a dover correre via dall’aula in cui fanno lezione in anticipo per poter raggiungere la mensa entro un orario decente o almeno adatto per pranzare, suscitando i malumori fra i professori, soprattutto fra i lettori.

Io sempre affrontare questo problema anticipando al professore,  prima dell’inizio della lezione che avrei dovuto lasciare l’aula in anticipo, in genere facendomi forte del fatto che altri colleghi condividevano la stessa necessità.” dice Chiara, studentessa di Lingue a Cagliari.

L’Ersu-Ente Regionale per il diritto allo Studio Universitario, oltre a i vari servizi per gli studenti, si occupa di fornire un ticket che funziona come dei buoni pasto per poter usufruire della mensa. Ora  questa non è esattamente nelle vicinanze della facoltà di Lingue e, in ogni caso, le lezioni vengono dislocate in aule o edifici differenti, come avviene frequentemente nei corsi di lingue in quasi tutti gli atenei.

I ragazzi e le ragazze che terminano le lezioni alle ore 14, come chi è al secondo anno di Lingue per la Mediazione Linguistica (a seconda delle lingue che si scelgono gli orari cambiano) sono spesso obbligati ad abbandonare l’aula un quarto d’ora prima per poter arrivare in mensa. Alcuni affermano che il problema avrebbe potuto risolversi facilmente se i ticket della mensa si potevano utilizzare anche nelle paninoteche o bar nei pressi della facoltà.

“Al rappresentante degli studenti all’Ersu abbiamo chiesto di far convertire i ticket della mensa in buoni pasto spendibili nei bar vicino alla facoltà, ma non si è impegnato abbastanza” dice Paolo.

Non tutti sono così negativi a riguardo: ”Adesso che c’è una nuovo rappresentante degli studenti all’Ersu, si può riproporre la soluzione della conversione dei ticket.” dice Chiara. La nuova rappresentante degli studenti presso il C.d.A dell’Ersu in Sardegna è Alice Marras, la quale già a il 27 settembre scorso aveva ribadito, in occasione della protesta degli universitari davanti alla sede Ersu  in Corso Vittorio Emanuele, che le borse di studio in Sardegna sono fra le più basse d’Italia e spesso i fondi non bastano per tutti.

Molti studenti affermano che invece basterebbe che i professori fossero puntuali alle lezioni in modo da fornire il quarto d’ora accademico al termine della lezione anziché all’inizio, oppure evitare la pausa fra le due ore. Alcuni propongono proteste vere e proprie per avere un cambio d’orario o far terminare le lezioni in anticipo. “Se non ci si fa sentire non cambierà niente. È inutile fare richieste e fogli firmati, l’anno prossimo saremo di nuovo nella stessa situazione” dice Valeria, che come molti altri non ne può più dei disservizi.

“L’università dovrebbe essere un’organizzazione eccellente, dev’essere competitiva e il personale dovrebbe fare da esempio di rispetto per noi studenti” dice Francesco.

Già, perché la qualità dei servizi di un ateneo non dipende soltanto dai grandi servizi messi a disposizione, come le borse Erasmus o le biblioteche ma si nota anche in questi aspetti all’apparenza minori ma che sono comunque rilevanti per rendere la vita universitario di uno studente positiva.

Fonte foto

Comments

comments

Powered by Facebook Comments

Silvia Pasquinelli  

© Riproduzione Riservata

 

http://www.controcampus.it/2012/10/cagliari-poco-tempo-per-il-pranzo-e-niente-quarto-dora-accademico/

 ESCAPE='HTML'