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Lazio

23 dicembre 2012

Dottorato di ricerca, bandi attivi. Trampolino di lancio per una carriera lavorativa

Il dottorato di ricerca dopo la laurea

Il dottorato di ricerca dopo la laurea

Sono molti i ragazzi e le ragazze che dopo aver terminato gli studi, decidono di non lasciare l’università ma continuare a lavorare nell’ambito universitario partecipando ai concorsi per il dottorato di ricerca.

Durante l’anno i vari atenei organizzano bandi per l’assegnazione dei dottorati di ricerca in diverse discipline, da quelle scientifico-matematiche a quelle umanistiche. Il sito del Ministero dell’Istruzione fornisce l’elenco periodico di tutti gli assegni di ricerca negli atenei italiani.

Alcuni partecipano ai concorsi dell’università in cui si sono laureati, ma molti provano anche con altri atenei e sempre più frequentemente, i neolaureati partecipano e vincono il bando per il dottorato in un paese estero.

In occasione dell’evento Comunica Roma Tre svoltosi il 20 dicembre, per festeggiare i dieci anni dalla fondazione del corso di laurea in Scienze della Comunicazione, alcuni ex-studenti hanno raccontato la loro esperienza post-laurea seguendo la carriera di dottori di ricerca.

La dottoressa Chiara Panetta, dopo aver raccontato due episodi della sua vita da studente, si è soffermata sul percorso lavorativo seguito dopo la laurea.

“I cinque anni di studio sono stati belli e intensi, fatti di esami più o meno interessanti, più o meno utili. Lo stage previsto dal corso di laurea magistrale lo ricordo con particolare piacere. Ho lavorato diversi mesi presso l’ufficio stampa del Ministero dell’Economia e delle Finanze e lì ho imparato tantissime cose, messo in pratica molto di ciò che solo fino ad allora avevo letto nei libri riguardo l’informazione e in particolare politica.

Mi sono però laureata con una tesi di filosofia morale, una materia per la quale in quegli anni è cresciuto sempre di più il mio interesse. E’ per questo che dopo la laurea magistrale ho tentato il concorso per un dottorato in Filosofia e teoria delle scienze umane, sempre qui a Roma Tre, che è andato bene. Così ho continuato la mia formazione, specializzandomi in filosofia, e redatto una tesi di dottorato sul tema della laicità dello Stato.

Durante e per poco tempo dopo il mio dottorato, oltre che continuare a studiare, ho avuto la possibilità di collaborare con il Prof. Nepi, e di affiancarlo spesso nelle lezioni o negli esami. E’ stato un tempo prezioso, per il quale ho nostalgia. ln quegli anni ho avuto anche la possibilità di lavorare come docente esterna presso un istituto professionale per i servizi commerciali e turistici. Mi sono candidata spontaneamente, quando per caso ho saputo he stavano cercando giovani docenti esterni per un progetto di specializzazione dedicato agli studenti.

La materia che ho insegnato è proprio comunicazione. Sono stata impegnata in questa scuola per diversi anni, poi, per assenza di fondi, il progetto non è stato più rinnovato. Attualmente non lavoro. Mi sono trasferita in Germania per motivi familiari e ho un bambino che ha bisogno di me. Già penso a come muovermi per il prossimo futuro. Ho diverse idee e ancora non so esattamente la strada da percorrere. Il desiderio di non abbandonare la filosofia e riprendere la vita accademica è molto forte, ma altrettanto forte è il desiderio di mettermi alla prova su altri fronti. L’aggiornamento è tra altri dieci anni!”

Altro ex-studente che da poco ha terminato gli studi ed ha intrapreso il cammino del dottorato di ricerca è Marco Romano: “La nota più significativa durante gli studi fu probabilmente l’esperienza nel ristretto gruppo di studenti selezionati per la fruizione di ulteriori attività integrative, riservate a chi aveva avuto il miglior profitto nel corso del I anno universitario. Una sorta di club in cui erano invitati quelli che avanzavano più speditamente e che, quindi, non avrebbero dovuto patire troppa fatica con qualche impegno in più nel calendario.

Rimango convinto che sia stata una bella idea e mi domando se sia stata mantenuta, seppure in forme diverse, per stimolare gli studenti più in gamba ed arricchire la formazione teorica con qualche presa di contatto con la realtà del mondo del lavoro.

Questione delicata questa del lavoro dopo la laurea, particolarmente oggi. Quando iniziai questo Corso si diceva che i laureati in Scienze della Comunicazione avrebbero trovato lavoro abbastanza facilmente, grazie alla loro versatilità. Non è mia intenzione avanzare considerazioni sul tasso di inserimento dei miei colleghi nella realtà lavorativa, né ho dati in merito da illustrare. Mi piace però chiarire un po’ questa storia della versatilità, che tante volte mi ha dato l’impressione di una parola elegante per intendere qualcosa di molto meno nobile, come “inevitabilità dell’adeguarsi a far qualsiasi cosa“.

Nel mio caso, quantomeno, non è stato così. Piuttosto, ho sperimentato sulla mia pelle la ricchezza di una formazione interdisciplinare che portava sul terreno comune della comunicazione le diverse prospettive della filosofia, della logica, della linguistica, dell’informatica e della psicologia.

Tanto che da Scienze della Comunicazione son potuto arrivare a conquistare un doppio titolo di Dottorato in filosofia e in informatica, potendo lavorare onestamente, nel mio campo, alla pari con dottorandi provenienti dai percorsi più tradizionali e consolidati di filosofia, informatica, matematica ed ingegneria. Per ritrovarmi poi a tenere lezioni a studenti di filosofia in qualità di esperto proveniente da un’impresa che adotta tecnologie innovative per la comunicazione. Mi auguro che ancora oggi studenti capaci che percorrono la strada del corso di laurea in Comunicazione ricevano gli strumenti che io ho ricevuto per poter inventare anche loro la propria originale via verso una professionalità unica da spendere ovunque, con una versatilità “alta” e non di ripiego.”

Terminato il dottorato sia Chiara Panetta che Marco Romano hanno avuto offerte e occasioni di lavoro in aziende estere e italiane.

La cosa ancor più interessante è che anche i dottorati in scienze umanistiche, avversate da buona parte degli italiani in quanto la loro utilità protatica per la società non è evidente come può esserlo in ingegneria, si rivelano invece altrettanto necessarie e di valore per la società.

Silvia Pasquinelli  

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