I marò italiani in India e l'incresciosa gestione della vicenda

E’ stata una scelta di governo collegiale, dolorosa e sofferta, ma il quel momento necessaria e di solidarietà. Forse non l’avete condivisa e voglio dire qui, Massimiliano e a Salvatore, che mi scuso per non essere stato capace di farli stare qui in questa piazza. (…)La loro è stata obbedienza non a un ordine, ma alla scelta del governo e alla parola data. Hanno rispettato le istituzione e la divisa”.

Queste sono state le parole del Ministro della Difesa Gian Paolo Di Paola pronunciate durante la cerimonia della nascita dell'Aeronautica Militare tenutasi il 2 aprile. Eppure resta lo sdegno per la pessima gestione della vicenda dei fucilieri di marina Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, confinati in India da oltre un anno con l'accusa di omicidio di due pescatori indiani.

Sin dall'inizio la vicenda si è rivelata complessa e mentre l’Italia sostiene che l’India non ha competenza a giudicare i marò, poiché l'incidente è avvenuto in acque internazionali, la procura indiana continua a rimandare la data del processo allungando i tempi della permanenza dei due nel paese. Il 1 aprile è giunta la notizia che la Corte Suprema indiana ha creato un tribunale speciale apposito.

A marzo i marò sono tornati in patria con un permesso di un mese in occasione delle elezioni, ma l’11 marzo il nostro governo annuncia la decisione di non rimandarli indietro, facendo infuriare le autorità indiane che minacciano di interrompere i rapporti commerciali con l’Italia. Proprio tali rapporti sarebbero il filo conduttore della vicenda. Fra i due paesi è in atto da anni un interscambio di circa 8,5 miliardi di dollari (fonte:Secolo XIX) in appalti commerciali e vanno crescendo di anno in anno. In questo contesto si pone la vicenda della corruzione internazionale che vede implicata da oltre un anno Finmeccanica (società di proprietà del Tesoro). Le società Augusta Westland e Whitehead Sistemi Subacquei, controllate da Finmeccanica, sono da mesi al centro di inchieste per tangenti chieste all'India per l'acquisto di 12 elicotteri e siluri “black shark”, portando all'arresto del presidente di Finmeccanica, Giuseppe Orsi. Non è la prima volta che l’azienda finisce al centro di indagini per corruzione ma questa volta l'inchiesta va oltre i confini italiani.

Il 13 marzo, l'India formalizza l'apertura di un'inchiesta su Finmeccanica, effettuando perquisizioni nelle sedi della holding italiana a New Delhi. Inoltre la polizia criminale indiana ha presentato 12 denunce contro altrettanti indagati per frode e corruzione. Fra questi, ex alti ufficiali indiani come il generale Sashi Tyagi. Secondo fonti della stampa indiana, fra i denunciati figurano Giuseppe Orsi, Bruno Spagnolini, ex direttore di Augusta Westland, e consulenti Guido Ralph Haschke, Carlo Generosa, per aver usufruito di 30 milioni di dollari di tangenti. In seguito alla decisione italiana di non rimandare i marò indietro, l’India ha congelato la commessa di 750 milioni di dollari in attesa di chiarimenti, avviando proprie indagini, nonostante la procura di Busto Arsizio abbia gli negato l'accesso agli atti delle indagini preliminari.

Circa una settimana dopo è stata presa la decisione di rimandare i marò in India. Dopo l’ennesima contraddizione, il Ministro Terzi annuncia a sorpresa le dimissioni, senza informare i colleghi di Governo, il ministro Di Paola e soprattutto Mario Monti, suscitando stupore e sconcerto e mettendo in luce incapacità e disorganizzazione della diplomazia italiana.

Cause e conseguenze riportano tutte all'ambito Finmeccanica: se i marò fossero rimasti in Italia, si sarebbe ipotizzato uno scambio di carte sull'inchiesta italiana in cui sono coinvolte alte sfere dell'esercito indiano; tornando in India, il paese sposta l'attenzione dalle vicende di corruzione internazionale concentrandole sui fucilieri, mente Finmeccanica mantiene le commesse. Entrambi i paesi otterrebbero un guadagno anche se resta l'India quella a perdere nulla.

 

 

.

.

 

Testo