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Università

26 maggio 2012

Iscriversi o no?Scegliere l’università per i diplomati è un dilemma

http://www.controcampus.it/wp-content/uploads/2012/05/iscriversi_o_no_scegliere_l_universit%C3%A0_un_dilemma-300x239.jpgTra poco meno di un mese gli studenti dell’ultimo anno di scuole superiori in Italia dovranno vedersela con gli esami di maturità. Saranno circa 450 mila i maturandi quest’anno. Ma una volta superato quest’ultimo scoglio che li porterà ognuno a seguire la propria strada, quale sarà il loro futuro?

L’unica certezza per molti ragazzi sembra essere l’incertezza. Infatti il nostro Paese al momento attuale se non sembra fornire ai giovani laureati le giuste indicazioni su cosa ne sarà della loro vita, ancora meno riesce a fornire una bussola ai neodiplomati.

Il proseguimento degli studi e l’iscrizione all’università non è scontato per molti, anzi, in base alle stime ISTAT ogni anno il numero di immatricolati risulta in calo. Oggi soltanto il 60% circa dei giovani si iscrive all’università, una drastica riduzione rispetto a un decennio fa, quando almeno tre quarti dei diplomati decideva di proseguire gli studi.

Il mondo del lavoro e le imprese non incoraggiano certo la prosecuzione degli studi, senza contare la costante svalutazione che hanno i titoli di studio in Italia.

Molti fattori scoraggiano i giovani dal prendere la laurea. I principali riguardano il crescente disinteresse delle imprese verso i neolaureati, scartati perché senza abbastanza esperienza, oppure troppo qualificati. Nei colloqui di lavoro molti ragazzi si sentono affermare in maniera più o meno esplicità che sarebbe meglio iniziare a lavorare il prima possibile piuttosto chew perdere tempo nello studio.

La discriminazione nei confronti di alcuni corsi di laurea poi si allarga sempre più. Negli passati le lauree umanistiche in Lettere e Filosofia venivano da un notevole numero di persone considerate inutili poiché non forniscono competenze specifiche.

Oggi questa discriminazione si è allargata anche a Belle Arti e scienze dei Beni Culturali, Archeologia, Lingue, lauree che al contrario meriterebbero molta più considerazione dato il grande patrimonio artistico italiano e una potenziale fonte di ricchezza per il Paese.

Si va perdendo poi il valore culturale che lo studio fornisce, al di là dei fini utilitaristici a cui si vorrebbe ridurre il titolo di studio.

Un altro elemento importante da tenere in considerazione è una carenza dell’orientamento che le istituzioni dovrebbero fornire ai giovani neodiplomati per effettuare al meglio la scelta se iscriversi o meno all’università e soprattutto a quale corso di laurea iscfriversi. L’abbandono è uno dei problemi più gravi dell’università italiana. Almeno il 20 % delle matricole decine di abbandonare gli studi fra il primo e il secondo anno, senza contare chi abbandona in seguito e i fuoricorso.

Se lo Stato fornisse un dei buoni programmi di orientamento per i ragazzi, la scelta srebbe maggiormente accurata e non si rischierebbe questa emorragia di matricole. La maggior parte degli atenei effettuano giornate di orientamento, ma spesso non vi è coordinazione fra le università e i licei.

Inoltre non c’è neanche un buon orientamento professionale. Tutti coloro che intendono cimentari in attività professionali di tipo manuale ad esempio o che non intendono comunque seguire i tradizionali corsi di studio degli atenei, spesso devono informarsi da soli, andando alla ricerca della propria strada senza alcuna indicazione.

È lo Stato e le sue istituzioni ad evere il dovere di organizzare programmi di orientamento ai giovani, come avviene ad esempio in Germania, in modo da permettergli decidere al meglio e prima quale strada seguire.

Silvia Pasquinelli  

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