Città della Scienza in fiamme: il rogo distrugge un simbolo                                    7 marzo 2013

 

Soltanto tre padiglioni sono scampati al terribile rogo divampato nella notte del 5 marzo nella Città della Scienza di Napoli. Nient'altro si è salvato. L'enorme complesso di edifici che ospitava reperti tecnologici e scientifici, nonché reperti di valore storico come la tuta di Nobel, inventore dell'omonimo premio, sono andati distrutti per sempre. Le indagini si sono da subito incentrate sulla pista di matrice camorristica del dolo. La Camorra avrebbe infatti notevoli interessi sull'ampia area di Bagnoli su cui ha sede la Città della Scienza, in particolare legati all'edilizia e alla costruzioni di alberghi di lusso.

Non bisogna trascurare anche il valore simbolico che rappresenta la distruzione di un luogo di notevole interesse culturale, formativo specialmente se il fatto si colloca in un contesto temporale che vede come sindaco di Napoli il magistrato De Magistris, da sempre impegnato nella lotta alla criminalità organizzata.

Un gesto come quello accaduto pochi giorni fa, assume più di un significato per i protagonisti e per il contesto sociale, politico ed economico sia a livello locale che nazionale.

Sei i punti in cui sono stati appiccati i roghi. Sei punti distanti per assicurarsi che l'intero complesso venisse annientato. L'uso di acceleranti per alimentare le fiamme con la volontà di vedere l'intera cittadella della scienza andare in fiamme. Un simile accanimento non può non rivelare l'interesse e l'importanza che questo luogo ha per la popolazione e per la malavita organizzata.

Il territorio su sorgeva la Città della Scienza costituisce una vastissima zona un tempo industriale di Bagnoli, luogo di scarico merci e materiali per le aziende siderurgiche che risiedono in quell'area. Ma la Città della Scienza si affaccia sul mare, come tutta la zona del Golfo di Napoli. Quindi anche ghi interessi che potenzialmente la camorra può ricavare da uno sfruttamento economico in ambito turistico, non sono trascurabili.

Città della Scienza è anche e soprattutto un luogo di insegnamento, formazione e aggregazione sociale, tipiche funzioni svolte dai musei. All'interno del labirintico polo tecnologico studenti, turisti, visitatori, avevano l'opportunità di osservare e sperimentare personalmente processi fisici e toccare con mano cimeli e attrezzature all'avanguardia in ambito tecnico-scientifico. Come nel caso della "bolla" contenente una sorta di tempesta magnetica in miniatura, sulla quale appoggiando sopra una mano si notava come tutti i fulmini venivano attratti in un unico punto ad alto magnetismo, la mano appunto.

 

Il centro costituiva anche un luogo di divertimento per le scolaresche. Uno degli scopi della creazione della città era proprio quello di fornire un museo interattivo di apprendimento e sperimentazione.

Con il rogo è andato in fumo no solo un importante simbolo culturale della città di Napoli e dell'Italia intera, ma anche un'importante fonte di reddito ed entrate economiche. In un periodo di crisi come quello attuale, i lavoratori e gli operatori della Città della Scienza si sono visti distruggere da un giorno all'altro il posto di lavoro.

L'Unione Europea sembra intenzionata a contribuire ala ricostruzione del grande museo e la Città della Scienza si è già attivata per chiedere il sostegno da parte della popolazione e di chiunque fosse interessato a ricostruire e mantenere vivo l'interesse nella cultura e nella scienza. Anche il Ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera, ha promesso questa mattina 20 milioni di euro per icostruire la Città della Scienza (fonte: Il Mattino). E soprattutto, per salvaguardare un simbolo di eccellenza e avanguardia e giustizia.