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Italia

18 giugno 2012

Tasse troppo alte: 36 atenei sono “fuorilegge”

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In base a un’inchiesta annuale effettuata dall’UDU-Unione degli Universitari risulta che piuù della metà delle università pubbliche sforano di molto il limite previsto per le tasse universitarie. L’UDU ha preso in considerazioni i dati e le indicazioni fornite dal Ministero dell’Istruzione ed è risultato che 36 atenei su 61 totali hanno tasse troppo alte.

Il Sindacato degli studenti ha definito “fuorilegge” questo sistema di tassazione, dal momento che in base ai bilanci preventivi per gli anni a venire, le rette non potranno che aumentare ancora, raggiungendo un livello troppo elevato per essere università pubbliche.

Il tetto massimo di contribuzione richiesto agli studenti è fissato dal Dpr 306 del 1997, in base al quale gli atenei non possono richiedere agli studenti una tassazione che superi il 20% dei finanziamenti provenienti dal Fondo di Finanziamento Ordinario erogato dallo Stato.

Tuttavia l’inchiesta ha rilevato che almeno la metà degli atenei, il 55%, supera il limite del 20% e impone tasse troppo elevate per gli studenti e le loro famiglie. Questo limite veniva già superato nel 2010 e l’UDU già aveva messo in luce questo fenomeno.

Allora “soltanto” il 31% degli atenei superava il tetto massimo, divenendo “fuorilegge” in quanto i finanziamenti in più ottenuti dalle tasse troppo alte non erano previsti per legge . I dati del 2011 mostrano che è di circa 218 milioni lo sforamento di gran parte degli atenei pubblici a danno degli studenti.

L’UDU ha chiesto l’intervento del Governo a questo proposito, come già fatto in passato. Nel novembre 2011 il Sindacato degli studenti aveva fatto ricorso al Tar contro l’università di Pavia per l’elevata tassazione, ma nonostante avesse vinto il ricorso, gli atenei italiani hanno continuato a imporre rette troppo elevate sforando il limite.

Ulteriore elemento considerato grave è che nonostante la diminuzione costante di studenti iscritti ogni anno (20.000 immatricolati in meno) la tassazione continua ad aumentare. I dati dell’UDU rilevano dieci milioni complessivi in più di aumenti.

I 36 atenei chiamati in causa sono i seguenti:

Bergamo, 41,7%: 993 euro;
Ca’ Foscari di Venezia, 36%: 1.354 euro;
Carlo Bo di Urbino, 35%: 1.125 euro;
Insubria di Varese-Como, 32,9%: 1.392 euro;
Milano, 32,6%: 1.467 euro;
Parthenope di Napoli, 30,7%: 607 euro;
Milano Bicocca, 30,5%: 1.082 euro;
Torino, 30,2%: 1.146 euro;
Padova, 29,4%: 1.340 euro;
Politecnico di Milano, 29,3%: 1.637 euro;
IUAV di Venezia, 28,6%: 1.350 euro;
Bologna, 28,4%: 1.375 euro;
Modena e Reggio Emilia, 28,4%: 1.395 euro;
Verona, 26,6%: 1.088 euro;
Ferrara, 25,8%: 1.109 euro;
Gabriele D’Annunzio di Chieti-Pescara, 25%: 619 euro;
Pisa, 25%: 1.020 euro;
Brescia, 24,9%: 1.128 euro;
Mediterranea di Reggio Calabria, 24,1%: 711 euro;
Pavia, 24,1%: 1.343 euro;
Sannio di Benevento, 23,7%: 791 euro;
Roma Tre, 23,3%: 831 euro;
Udine, 23,2%: 1.118 euro;
Politecnico di Torino, 22,7%: 999 euro;
Molise, 22,6%: 768 euro;
Genova, 22,1%: 1.119 euro;
Trento, 22,1%: 896 euro;
Parma, 21,9%: 921 euro;
Napoli, 21,4%: 873 euro;
Cassino, 21,4%: 654 euro;
L’Orientale di Napoli, 21,3%: 689 euro;
Catania, 20,9%: 666 euro;
Camerino, 20,6%: 945 euro;
Teramo, 20,6%: 632 euro;
Salerno, 20,2%: 629 euro;
Firenze, 20,1%: 865 euro.

Come ricorda l’UDU, l’Italia è uno dei paesi che ha già una delle tassazioni più elevate d’Europa, nonostante nelle classifiche internazionali sulla qualità degli atenei non siamo fra i migliori, stando a significare che le tasse elevate non sono sinonimo di migliore qualità e migliore formazione.

Inoltre la contribuzione troppo alta scoraggia i giovani ad intraprendere il cammino universitario, aggravando la situazione già drammatica relativa al bassissimo numero di laureati italiani rispetto al resto del mondo.

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Silvia Pasquinelli  

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